Creative Commons, una breve introduzione

In questo primo articolo su Creative Commons (Cc) verranno spiegate a grandi linee le caratteristiche di questo tipo di licenze, impiegate anche in altri siti sul paesaggio sonoro (in modo particolare le registrazioni caricate in SoinuMapa sono regolate con una di queste licenze), prima di pubblicare il sito rinnovato.

La prima, forse scontata, considerazione da fare è che Creative Commons è una forma di licenza telematica e non un documento cartaceo come ad esempio un atto notarile. Questo comporta che ogni riferimento alle varie tipologie di licenza è presente in rete, liberamente visibile ed utilizzabile tramite degli indirizzi web, e le licenze stesse sono attivate tramite Internet, così come nel web sono depositati i testi a valore giuridico. Ma facciamo un breve passo indietro nel descrivere cos’è il progetto Creative Commons, come nasce e come si sviluppa fino ad oggi.

Un ottimo libro è stato scritto da Simone Aliprandi, dal titolo “Creative Commons: manuale operativo” edito nel 2008 da Stampa Alternativa (ovviamente sotto licenza Cc), e scaricabile in Pdf direttamente da QUI. Dal testo si legge “Il progetto, nato dall’iniziativa di alcuni giuristi della Stanford University della California, è attualmente qualcosa di molto articolato, localizzato ormai in quasi una cinquantina di Paesi del mondo e sostenuto da illustri intellettuali di varie provenienze.”….”Alla pagina http://creativecommons.org/about/ si trova un breve testo di presentazione del progetto Creative Commons e dei suoi scopi, di cui si riporta una traduzione italiana. «Troppo spesso il dibattito sul controllo della creatività tende verso due estremi. Da un lato c’è una visione di totale controllo: un mondo in cui ogni singolo utilizzo di un’opera è regolamentato e in cui la formula “tutti i diritti riservati” è la norma. Dall’altro lato c’è una visione di anarchia: un mondo in cui i creatori di opere scelgono un ampio spettro di libertà ma sono lasciati in balia degli abusi. Equilibrio, compromesso e moderazione – un tempo i principi cardine di un sistema di copyright che incentivasse contemporaneamente innovazione e protezione – sono diventate specie in pericolo. Creative Commons intende lavorare per riportarli in auge. Usiamo diritti privati per creare beni pubblici: opere creative rilasciate liberamente per specifici usi. Lavoriamo per offrire agli autori gli aspetti migliori delle due visuali: protezione (grazie alle tutele offerte dal diritto d’autore) e nello stesso tempo maggiore diffusione delle opere. In poche parole, “alcuni diritti riservati”.»”

Creative Commons nasce dunque negli Stati Uniti, assumendo la forma di una “tax-exempt charitable corporation, una particolare forma di associazione a carattere non lucrativo prevista dal diritto statunitense e assimilabile in linea di massima alla nostra ONLUS”.  In seguito il progetto si è ampliato a livello internazionale, generando dei “gruppi di lavoro” informali che tra le altre cose hanno cercato di stabilire una relazione in termini giuridici tra la normativa internazionale riguardante le licenze e la normativa nazionale che regola i diritti d’autore. Per quanto riguarda l’Italia ciò significa comprendere la relazione tra le licenze Cc e la registrazione presso la SIAE. A riguardo Aliprandi spiega che “Uno degli equivoci più diffusi e anche più fuorvianti consiste nel confondere Creative Commons con una versione alternativa di un ente di gestione dei diritti d’autore (le cosiddette collecting societies) presenti in ogni Stato e che hanno tutt’altra funzione. In Italia, dove la SIAE gode di una situazione di fatto monopolistica, molti artisti, nel momento in cui si è iniziato a far conoscere il fenomeno Creative Commons, hanno pensato di essere di fronte finalmente a un altro ente di gestione (magari più equo e democratico, meno burocratizzato e standardizzato) a cui appoggiarsi. Niente di più falso. Enti come la SIAE e Creative Commons si muovono su due piani diversi; e tra l’altro, con l’attuale legislazione, in Italia non sarebbe nemmeno possibile la creazione di un altro ente che svolga le sue stesse funzioni (a causa della discussa esclusiva attribuita alla SIAE dall’art. 180 della Legge 633/41 sul diritto d’autore). In più – è questo il punto più problematico – con l’attuale regolamento della SIAE in molti casi l’utilizzo di licenze di libera distribuzione risulta incompatibile con il mandato attribuito alla SIAE per la gestione dei diritti sulle proprie opere. Ciò non toglie che un giorno entrambi i modelli di gestione possano convivere senza particolari problemi; ma questo richiederà un’opera di rivisitazione dei meccanismi di base della SIAE e in generale delle altre collecting societies” ….. “Il progetto Creative Commons Italia (con il relativo gruppo di lavoro) attualmente fa capo a due Affiliate Institutions: il Dipartimento di Studi giuridici dell’Università di Torino per quanto riguarda gli aspetti legali e l’IEIIT-CNR di Torino per quanto riguarda gli aspetti tecnico-informatici”. Un approfondimento è reperibile per chi lo desiderasse nell’articolo IL BOLLINO SIAE E LE LICENZE CREATIVE COMMONS pubblicato nel sito Cc Italia.

Nel prossimo articolo entreremo più nel dettaglio in merito alle licenze Cc ed alla relazione tra licenza e diritti d’autore.
A presto.

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